Osservazioni sul senso di colpa nell'anoressia
Il lavoro, a firma di Mario Troiano e Loretta Sapora, è stato presentato all'VIII Convegno di Studio sull'obesità e pubblicato sul n. 1/97 della Rivista ADI Magazine/Supplemento ADI Notiziario 4, anno XIII
In queso lavoro presentiamo una riflessione sul materiale emerso dal lavoro psicoterapeutico con un gruppo di 8 pazienti anoressiche di età compresa tra i 18 ed i 24 anni, sul tema della colpa e dell'autopunizione.
I contenuti più interessanti riguardavano riferimenti al rituale cattolico dell'Eucarestia come momento in cui il Corpo Mistico viene donato a tutti i fedeli, che se ne nutrono, come cibo per la loro anima; il Cristo veniva anche evocato come immagine della colpa altrui espiata attraverso la sofferenza ed il sacrificio di Sé.
Attraverso il cibo veniva negato il corpo e con esso la sessualità, sentita come qualcosa di sporco, mentre si rimpiangeva di non essere più bambine; la tortura della fame era vissuta come "giusta", il male inflitto a se stesse come meritato e dovuto.
Per contro, i genitori erano da un lato considerati "sacri" e "intoccabili" o desiderati severi, in particolare il padre era vissuto come onnipotente e protettivo; dall'altro lato, emergeva il vissuto di essere state usate nelle problematiche dei genitori, di essere state da loro "regolarmente" tradite, di essere "la migliore amica" della propria madre (il che riflette una situazione di capovolgimento di ruoli o di invasione subita dalla figlia ad opera della madre).
Rispetto alle relazioni in generale, emergeva la paura di invadere lo spazio altrui, la necessità di "ridursi" per potersi confrontare, il tentativo di annullarsi per non competere più, l'affidare agli altri il ruolo di "controllori" degli istinti alimentari, la paura di deludere le aspettative altrui essendo se stesse, la difficoltà di essere autrici delle proprie scelte, il sentirsi abbandonate.
Il tentativo di risalire all'origine del senso di colpa ha mostrato che lo stesso era collegato ad una grande rabbia mai elaborata (così come non può tenere dentro il cibo, l'anoressica non può infatti tenere dentro le sue emozioni); era dunque accaduto qualcosa collegato da un lato ad una colpa commessa, per la quale si deve essere punite, e dall'altro ad un gravissimo torto subìto, per il quale si provava una rabbia così grande da non poter essere contenuta.
L'insieme del materiale emerso nel gruppo, ci ha mostrato che la grave "colpa" commessa è quella di aver cercato di crescere, di diventare individui definiti, persone autonome e separate dalla madre; il grande torto subìto è quello di essere state usurpate del proprio spazio psichico, della propria interiorità e costrette a contenere "le cose della madre".
In questo senso, la paura di invadere lo spazio altrui è un rivolgimento nel contrario della propria paura di essere invase (come in effetti lo si è state in modo massiccio) o una formazione reattiva contro il proprio desiderio di reagire, invadendo, all'invasione subita; mentre l'idealizzazione del padre onnipotente e protettivo copre l'effettiva assenza del padre ed esprime il desiderio deluso di essere salvati ad opera sua dall'invasione materna (solo un padre forte, in effetti, avrebbe potuto farlo).
E' vero dunque che i genitori, ognuno a suo modo, hanno "tradito" le legittime aspettative della ragazza anoressica.